U13 Femminile: l’anno più importante!

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Riceviamo da un genitore del gruppo Under 13 Femminile, e – con piacere e gratitudine – pubblichiamo questo articolo.
Non solo un appassionante resoconto dell’annata, ma anche un “decalogo” tutto da consultare!
Buona lettura!

 

U13F: l’anno più importante per le ragazze… e per i loro genitori!

Archiviato il campionato dell’Under 13 femminile, è arrivato il momento di stilare un resoconto dell’annata 2014-15. Un anno importante per le nostre ragazze, l’anno in cui per la prima volta hanno dovuto affrontare un campionato ufficiale della FIP, l’anno che ha segnato il passaggio dal minibasket al basket, ma soprattutto la stagione sportiva che ha coinciso con il loro passaggio, ben più fondamentale, dalla fanciullezza all’adolescenza!

Superata la fase di preparazione atletica, affrontata agli ordini dei mitici coach Franco e Alessio, le ragazze si sono presentate ai nastri di partenza del campionato già a fine novembre con la partita d’esordio a Vittuone dove si sono imposte ai supplementari al termine di mille emozioni. Una vittoria che ha caricato positivamente la squadra tanto da portarla al terzo posto al termine della stagione regolare con l’onorevole bilancio di 8 vittorie e 4 sconfitte (523 i punti segnati, miglior attacco di tutto il girone, contro 462 subiti).

Dopo un primo spareggio vinto agevolmente contro la squadra B della Costa, nel secondo spareggio le nostre ragazze hanno sconfitto in due tiratissime partite (43-46 e 43-26) l’Eureka Monza, accedendo così al terzo turno, dove si sono dovute inchinare al fortissimo team milanese del San Gabriele. La vittoria finale con l’Ardor Bollate ha sancito la fine del campionato che l’OSL Under 13 può orgogliosamente dire di aver concluso entrando tra le prime otto migliori squadre della Lombardia. Chapeau!

Un’annata lunga e faticosa, ricca di emozioni e soddisfazioni non solo per le ragazze ma anche per i loro genitori, che hanno il ruolo difficile ma fondamentale di spronarle ed incoraggiarle nello svolgimento dell’attività sportiva e che devono soprattutto cercare di far loro comprendere – aspetto non è facile in quest’età preadolescenziale – che lo sport è prima di ogni cosa divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, il più delle volte di ostacolo e non di aiuto all’atleta. Troppo spesso in questa stagione si è notato come il vero protagonista delle partite – colui che è più carico di tensioni, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia – sia proprio il genitore. La ragazzina, invece, scuote le spalle, e cancella quasi subito l’errore o la sconfitta. Impariamo da loro a vivere più rilassati le prossime stagioni, vivremo meglio anche noi. Molto spesso si vorrebbe che la propria figlia non dovesse mai soffrire, nè commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicità: questo, purtroppo, non è possibile, ed il compito del genitore diviene, perciò, quello di non intromettersi nelle scelte della figlia e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta la ragazza a crescere ed a formare una sicura personalità.

Sul campo del Nord Varese, appeso alla bacheca della società, c’era un decalogo che abbiamo trovato davvero simpatico; Vedano Olona non sarà il Monte Sinai ma i loro 10 comandamenti per il genitore-tifoso sono assolutamente da seguire:

  1. Non dare consigli al ragazzo durante il gioco: possono contrastare con le istruzioni date dall’allenatore. Grida solo per incoraggiare, soprattutto quando la partita non sta andando bene!
  2. Evita di molestare l’arbitro. I genitori che infastidiscono rumorosamente l’arbitro imbarazzano il figlio e la squadra, compromettendone la concentrazione.
  3. Quando un genitore si mette in evidenza durante il gioco, il giocatore si imbarazza. Se l’arbitro viene contestato da un genitore per una fischiata “cattiva” (che corrisponde a qualsiasi tipo di decisione contraria a tuo figlio), il ragazzo si convince di non aver commesso il fallo, di essere sempre dalla parte del “giusto”, e si abitua ad assumere sempre più spesso atteggiamenti da “vittima”, imparando a non responsabilizzarsi mai, usando frasi del tipo “Abbiamo perso per colpa dell’arbitro”. Questo è un pessimo atteggiamento ed una pessima abitudine, un’educazione sportiva assolutamente errata.
  4. Non incoraggiare tuo figlio a criticare gli altri per i loro errori. Uno dei benefici di praticare uno sport di squadra è imparare ad accettare gli errori dei compagni che in caso di prestazione negativa vanno incoraggiati e consolati. Se non riesci a lasciare da parte le invidie e le gelosie il basket non è il tuo sport.
  5. Evita di esprimere giudizi sui suoi compagni o di fare paragoni con essi: è una delle situazioni più antipatiche che si possano verificare sia per i piccoli che per i grandi;
  6. Non criticare l’allenatore e non sindacare per il poco tempo giocato da tuo figlio in partita. I problemi che riguardano il giocatore devono essere risolti da lui stesso. Lascia che ci pensi da solo, senza la tua continua interferenza. Un giocatore ha diritto di chiedere al proprio allenatore cosa deve fare per guadagnarsi più tempo e più spazio durante la gara. Affrontare il coach per parlare di queste cose serve a crescere e maturare e dimostra intelligenza e voglia di imparare.
  7. Anche se lo pensi, non parlare male dell’allenatore di fronte a tuo figlio. La cosa peggiore che un genitore può fare è screditare la persona che lavora quasi quotidianamente a contatto con tuo figlio e che sta lavorando per lui: non criticare le sue decisioni e non lamentarti della sua gestione, senza magari conoscere le problematiche legate all’intera squadra di cui tuo figlio fa parte. Sostieni invece l’allenatore e non rovinare la fiducia che crea nei ragazzi.
  8. Non infastidire e, peggio ancora, non insultare i giocatori e i genitori della squadra avversaria. Questi sono atteggiamenti assurdi durante qualsiasi manifestazione sportiva che testimoniano una grave forma di maleducazione che crea solo tensione ed è di pessimo esempio per tuo figlio, che potrebbe vergognarsi di te.
  9. Sii partecipe in modo positivo a questa importante e delicata esperienza sportiva che tuo figlio sta vivendo. Frequenta l’ambiente quanto più ti è possibile in modo sereno, anche nei momenti difficili, crea gruppo con gli altri genitori, collabora con la Società.
  10. Rispetta gli orari degli allenamenti e partite. Il basket è un impegno e va rispettato. Incoraggia tuo figlio a frequentare regolarmente gli allenamenti. Cerca di accompagnarlo 15 min. prima dell’inizio della lezione o della gara, e quando non può essere presente all’allenamento, avverti il suo coach, anche con un semplice SMS.

Il basket è davvero uno sport straordinario per aiutare le nostre figlie a maturare e a crescere, in quanto le spinge ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l’umiltà, ad assumersi delle responsabilità ed a divenire membro di una collettività nella quale vigono, per ciascuno, diritti e doveri. Se sapremo rispettare i 10 comandamenti del Nord Varese anche noi genitori avremo dato il nostro prezioso contributo.

Buon basket a tutti!